JPMorgan afferma che Bitcoin è sottovalutato: potrebbe raggiungere i 126.000 dollari?
Secondo JPMorgan, attualmente Bitcoin è sottovalutato. In una nota firmata dall’analista Nikolaos Panigirtzoglou, la banca americana stima che BTC dovrebbe raggiungere i 126.000 dollari entro la fine dell’anno, dato il suo livello storicamente basso di volatilità. Poiché il suo profilo rischio-rendimento si avvicina a quello dell’oro, bitcoin potrebbe essere entrato nella fase più critica della sua adozione istituzionale. Si tratta di una proiezione ricca di significato per i principali allocatori di capitale.
In breve
- JPMorgan stima che bitcoin sia attualmente sottovalutato rispetto all’oro, a causa della volatilità storicamente bassa.
- Gli analisti della banca, guidati da Nikolaos Panigirtzoglou, fissano il “fair value” di BTC a 126.000 dollari entro la fine di quest’anno.
- Il calo della volatilità rende bitcoin più compatibile con le strategie di allocazione del capitale delle istituzioni.
- Il rapporto di volatilità tra bitcoin e oro raggiunge un livello record, rafforzando il confronto tra i due asset.
Un livello storicamente basso di volatilità, catalizzatore per una rivalutazione
Mentre il suo Bull run continua, gli analisti di JPMorgan guidati da Nikolaos Panigirtzoglou ritengono che il prezzo attuale di bitcoin sia troppo basso rispetto all’oro, considerando il calo spettacolare della sua volatilità.
Secondo loro, bitcoin ha visto la sua volatilità annuale scendere da quasi il 60% all’inizio dell’anno a circa il 30% oggi, un minimo storico. Questo calo significativo costituisce, secondo la banca, un elemento fondamentale nella rivalutazione dell’asset.
“Sì, questa è proprio la proiezione che abbiamo presentato nella nostra nota, che ci aspettiamo di raggiungere entro la fine dell’anno”, ha specificato Panigirtzoglou, riferendosi al loro obiettivo di 126.000 $ entro la fine dell’anno.
Nella loro analisi, gli esperti di JPMorgan sottolineano la crescente convergenza tra bitcoin e oro per quanto riguarda il profilo rischio/rendimento. Questa trasformazione si basa su diversi elementi chiave:
- Il rapporto di volatilità bitcoin/oro è sceso a 2,0, il livello più basso mai registrato, il che significa che BTC consuma il doppio del capitale di rischio rispetto all’oro in un’allocazione istituzionale;
- Il modello di valutazione aggiustato per la volatilità indica un “fair value” di 126.000 dollari per bitcoin, se si vuole allineare il suo peso con gli investimenti privati globali in oro (stimati a circa 5.000 miliardi di dollari);
- La capitalizzazione totale di bitcoin dovrebbe crescere di circa il 13% per raggiungere questo obiettivo.
Questa lettura tecnica fornisce un quadro tangibile per la proiezione di JPMorgan, mettendo in evidenza un profondo cambiamento nella percezione di bitcoin all’interno della finanza tradizionale.
La pressione cresce tra i tesorieri aziendali
Oltre al semplice calo della volatilità, JPMorgan rivela un altro fenomeno chiave nella traiettoria rialzista di bitcoin: il crescente appetito dei tesorieri aziendali per l’asset. Ora, oltre il 6% della fornitura totale di BTC è detenuta da società quotate, un fenomeno che svolge un ruolo centrale nella stabilizzazione del mercato.
Gli analisti paragonano questa dinamica a quanto osservato dopo la crisi del 2008, quando il quantitative easing delle banche centrali neutralizzò i movimenti del mercato obbligazionario assorbendo una quota massiccia di titoli. “L’accumulazione da parte delle aziende funziona allo stesso modo sul mercato di bitcoin”, affermano gli analisti, riferendosi a un effetto di “passive lock-up” dell’offerta disponibile.
Questo movimento è amplificato dall’effetto domino delle inclusioni negli indici azionari globali, un fattore spesso trascurato ma cruciale. L’aggiunta di Strategy da parte di Michael Saylor a diversi principali benchmark ha generato nuovi flussi passivi, mentre Metaplanet, recentemente promossa allo status di mid-cap negli indici FTSE Russell, è entrata nel FTSE All-World Index, innescando acquisti automatizzati.
Inoltre, KindlyMD, una società quotata al Nasdaq, ha appena presentato domanda per raccogliere fino a 5 miliardi di dollari, con una strategia fortemente focalizzata su bitcoin come principale riserva di liquidità. Infine, Adam Back e la sua azienda BSTR mirano a competere con Marathon Digital per diventare il secondo maggiore detentore aziendale di BTC, dietro Strategy.
Tutte queste dinamiche delineano i contorni di un cambiamento strutturale nel ruolo di bitcoin nel mondo aziendale. Questa corsa all’accumulazione strategica, unita al calo della volatilità, rafforza l’argomentazione secondo cui bitcoin non è più solo un asset speculativo ma uno strumento di gestione patrimoniale a tutti gli effetti. Se questa tendenza dovesse intensificarsi, le aziende potrebbero davvero diventare gli arbitri del prossimo ciclo rialzista, un cambiamento profondo nel mercato crypto con la sua capitalizzazione di 4.000 miliardi di dollari, con implicazioni a lungo termine per la sua valutazione, liquidità e integrazione nei portafogli globali.
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