JPMorgan mantiene il rating "underweight" per Nike (NKE.US): intrappolata nella fase di aggiustamento, la pressione sui risultati potrebbe persistere fino al 2028.
Recentemente, JPMorgan ha pubblicato un rapporto di ricerca sul mercato azionario statunitense riguardante Nike. Il team di ricerca ha partecipato a un incontro faccia a faccia con il nuovo CFO di Nike, Denton, e ha aggiornato le ipotesi sugli utili in base alle dichiarazioni del management. JPMorgan mantiene una valutazione "underweight" sull'investimento in Nike.
Secondo quanto riportato da Jinse Finance, JPMorgan ha recentemente pubblicato un report di ricerca sulle azioni statunitensi di Nike (NKE.US). Il team di ricerca ha partecipato a un incontro faccia a faccia con il nuovo CFO Den Don, aggiornando le ipotesi sugli utili in base alle dichiarazioni della direzione e mantenendo il giudizio di investimento “Underweight” su Nike, con un target price di 33 dollari entro dicembre 2027. Il report avverte che, a causa dell’impatto del marchio Jordan e della ristrutturazione strategica nella Grande Cina, il periodo di sofferenza dei risultati aziendali potrebbe estendersi fino all’esercizio 2028.
Il nuovo CFO Den Don vanta trent’anni di esperienza nella gestione finanziaria aziendale, avendo lavorato in Pfizer, Lowe’s e CVS Health. Il suo curriculum dimostra che, quando la crescita aziendale rallenta, la priorità è risanare le operazioni interne, per poi poter rilanciare il business. Questa visione è diventata anche la logica centrale della riforma attuata da Nike in questa fase.
Dal punto di vista dei risultati a breve termine, Nike affronterà una doppia contrazione dei ricavi nel secondo trimestre finanziario. Oltre all’elevato confronto di base per promozioni in Europa, Medio Oriente e Africa e alla pressione di circa 400 punti base sui ricavi causata dalla forte distribuzione all’ingrosso in Nord America dell’anno scorso, le iniziative strategiche sul marchio Jordan e nell’area della Grande Cina porteranno ulteriori impatti negativi. Secondo le stime di JPMorgan, i ricavi del secondo trimestre caleranno del 13,2% su base annua, inferiore alle attese di mercato di -10,7%; l’EPS rettificato è stimato a soli 0,30 dollari, ben al di sotto dei 0,37 dollari previsti dal mercato. Escludendo l’impatto una tantum dei Mondiali, i ricavi organici a tassi di cambio costanti del primo trimestre sono effettivamente scesi del 6%-7% su base annua, confermando una situazione delicata nei fondamentali.
Il management ha confermato che Nike sta attuando una riduzione proattiva delle vendite delle Jordan rétro, con alcuni ordini da parte dei partner commerciali ridotti fino al 50%; il miglioramento dei canali online in Grande Cina è quasi completato, ma rimane ancora molto lavoro sull’ottimizzazione dei negozi fisici. L’impatto finanziario di queste riforme non si fermerà all’esercizio 2027 ma continuerà nel 2028. L’accumulo delle scorte ostacola i benefici a breve termine del progetto “Pace” di riduzione dei costi e miglioramento dell’efficienza: i risparmi generati verranno compensati dalla pressione delle rimanenze, con una ripresa dei margini lordi più lenta rispetto alle attese. JPMorgan prevede che anche nell’esercizio 2028 i ricavi di Nike diminuiranno del 2,8% su base annua e l’EPS sarà di 1,13 dollari, ben al di sotto delle previsioni più ottimiste del mercato.
Sebbene il mercato globale dell’abbigliamento sportivo mantenga una prospettiva di crescita solida a lungo termine — con l’ipotesi che il settore cresca del 4,8% annuo fino al 2030 — e il business running in Nord America mostri già alcuni segnali di ripresa, il report sottolinea che attualmente Nike non è un’azienda in fase di crescita. Mercati come l’Europa e la Grande Cina necessitano ancora di profonde ristrutturazioni, la pressione sulle vendite nei canali finali è elevata e i tempi di ripresa sia dei ricavi sia degli utili in doppia cifra si allungano sensibilmente.
Nike organizzerà un Investor Day a novembre. Il mercato sarà concentrato su due punti principali: in primo luogo, linee guida chiare della dirigenza sul ciclo di aggiustamento strategico e sugli impatti finanziari per l’esercizio 2028; in secondo luogo, il percorso completo per portare il margine operativo dall’attuale 5,3% a una redditività a doppia cifra intorno al 10% nell’esercizio 2031.
Dal punto di vista del rischio, il report indica che una ripresa superiore alle aspettative dei consumi negli Stati Uniti, un indebolimento del dollaro e un miglioramento delle politiche doganali potrebbero fungere da catalizzatori per il titolo. Tuttavia, al momento il prezzo dell’azione rimane dominato da fattori interni all’azienda e il rischio di ribasso non va sottovalutato. Al 21 ottobre 2026, le azioni Nike erano quotate a 37,53 dollari, con una performance accumulata nell’anno nettamente inferiore a quella dell’indice S&P 500.
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