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40 trilioni di dollari di debito incombente, gli Stati Uniti stanno preparando a "non pagare" tramite l'inflazione? Jim Rickards: l’oro è la vera arma di difesa per i risparmiatori

40 trilioni di dollari di debito incombente, gli Stati Uniti stanno preparando a "non pagare" tramite l'inflazione? Jim Rickards: l’oro è la vera arma di difesa per i risparmiatori

汇通财经汇通财经2026/10/02 07:27
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Per:汇通财经

Huìtōng Finance 2 ottobre—— Jim Rickards, autore di “Currency Wars”, ritiene che il debito degli Stati Uniti superiore a 40 trilioni di dollari non sarà mai realmente rimborsato, ma verrà diluito tramite l'inflazione, con i possessori di dollari che ne pagheranno il prezzo. Con l’aumento dei rendimenti dei titoli di Stato americani e dei costi degli interessi, i risparmiatori e i pensionati sono sotto pressione; le riserve congelate della Russia sottolineano il valore dell’oro, con gli acquisti delle banche centrali che sostengono il prezzo del metallo prezioso, rendendo l’oro uno strumento di difesa. Persino il calo del PCE core non dimostra che l’inflazione si stia alleviando.



Con il rendimento dei Treasury a 10 anni ai massimi dal 2002, il dibattito su come si risolverà il problema del debito statunitense si è riacceso. Jim Rickards, autore di “Currency Wars”, offre una valutazione piuttosto diretta: Washington non rimborserà mai davvero questo debito di oltre 40 trilioni di dollari, né affronterà il problema tramite una seria riduzione della spesa, ma ricorrerà probabilmente all’inflazione per dissolverlo. Per chi detiene dollari, si tratta di una lenta e silenziosa erosione del potere d’acquisto; per chi detiene oro, invece, potrebbe essere un modo per combattere l’impoverimento. Secondo Rickards, l’oro indica già ai risparmiatori la strada per la protezione. Di seguito si approfondisce la questione da sei prospettive: la logica del debito, le lezioni della storia, lo stress delle famiglie, il caso della Russia, la strategia sull'oro e i dati sull’inflazione, per poi tornare alla medesima conclusione.

40 trilioni di dollari di debito incombente, gli Stati Uniti stanno preparando a

1. Il debito non sarà estinto, ma dissolto tramite inflazione


Il debito del governo americano supera ormai i 40 trilioni di dollari, con soli interessi annuali vicini a 1 trilione. Rickards non crede che qualcuno a Washington abbia davvero intenzione di ripagare questo debito. Sostiene che il debito nazionale non deve essere estinto, e non verrà estinto: quello che conta è rinnovarlo costantemente a tassi ragionevoli. Tuttavia, la rifinanziabilità sta diventando sempre più difficile. Giovedì, il rendimento dei Treasury decennali ha raggiunto il 5,34%, un massimo dal 2002, innescando una caduta dei titoli obbligazionari globali. Il rendimento dei Gilt britannici a 30 anni ha superato il 6% per la prima volta dal 1998 e l’indice Bloomberg sulle obbligazioni governative ha appena vissuto il peggior trimestre dal 2024. Per ogni punto in più di rendimento, il costo di rifinanziamento per Washington cresce. Secondo il Congressional Budget Office, il costo netto degli interessi per quest’anno fiscale sarà di circa 1 trilione di dollari.

Rickards, avvocato e autore che ha anche fornito consulenza a enti statunitensi d’intelligence sulle minacce finanziarie, afferma che la vera soluzione non sta nel ripagare il debito né nel tagliare la spesa, ma nell’inflazione. A pagare il conto, alla fine, saranno i detentori di dollari. La sua risposta: ricorrere ad asset “reali”, e cita l’esempio dell’oro russo come dimostrazione di questa strategia.

2. La lezione del dopoguerra: come il PIL nominale riduce il peso del debito


Rickards guarda al periodo dopo la Seconda Guerra Mondiale. Secondo il Federal Reserve Bank di St. Louis, il debito federale raggiunse il picco del 118% del PIL nel 1946, ma nel 1981 era già sceso al 31% circa. Il debito nominale continuò sempre a crescere; ciò che realmente cambiò fu la dimensione dell’economia denominata in dollari correnti, gran parte della quale dovuta alla crescita dei prezzi. Rickards osserva che il problema non sta nell’ammontare di debito, che è triplicato, né nei deficit, ma nella crescita del PIL. E quando si parla di debito, è fondamentale guardare al PIL nominale, non solo a quello reale, perché il PIL nominale è la somma di PIL reale e inflazione.

Per un grande debitore come lo Stato americano, questo è un punto cruciale. Rickards sottolinea che l’inflazione favorisce i debitori: se sei debitore, l’inflazione ti piace, perché il valore reale delle somme dovute si riduce, anche se l’ammontare nominale resta lo stesso. È come se qualcuno ti dicesse: “Ecco il tuo trilione di dollari, speriamo ti basti per un filone di pane”. Chi è il maggior debitore al mondo? Gli Stati Uniti d’America. La Fed, dal canto suo, sostiene di combattere l’inflazione, non di promuoverla. Proprio a settembre ha aumentato i tassi per la prima volta dal 2023, con il Presidente Kevin Walsh che definisce l’inflazione “troppo alta… troppo a lungo”. Ma per Rickards, osservando i numeri su scala decennale, la matematica del debito prevarrà sugli impegni politici.

3. I risparmiatori sentono già la pressione


Questa pressione è ben visibile nei dati sulle famiglie. In agosto, gli americani hanno aumentato la spesa reale dello 0,6%, il balzo più forte da marzo 2025. Ma il reddito reale non è cresciuto affatto, e il tasso di risparmio è scivolato al 4,1%, il livello più basso dal 2022, secondo il Bureau of Economic Analysis. Per Rickards, anche un’inflazione moderata può fare danni reali: una media del 3% dimezza il valore del dollaro in 24 anni. Allungando il periodo su una carriera di 48 anni, i tre quarti del potere d’acquisto svaniscono. Se i prezzi salgono del 4% o 5%, la situazione peggiora, e il potere d’acquisto si scioglie come ghiaccio in mano.

Secondo lui, i pensionati sono i più penalizzati, poiché gli aumenti arrivano solo dopo che i prezzi sono già cambiati. La Social Security viene adeguata ogni anno, ma sempre in ritardo. Gli aumenti del 2027, infatti, saranno basati sull’inflazione rilevata nel 2026. I pensionati quindi restano sempre indietro rispetto all’inflazione. Rickards sostiene che a subire le peggiori conseguenze sono coloro che non possiedono asset e i percettori di reddito fisso, incapaci di reagire.

4. Dalle riserve congelate della Russia una lezione per chi detiene oro


Per Rickards, il caso più lampante si è visto nel 2022, quando i Paesi occidentali hanno congelato circa 300 miliardi di riserve valutarie russe detenute all’estero. L’oro custodito in patria da Mosca è rimasto l’unico asset inaccessibile per gli occidentali. Rickards afferma che la Russia ha realizzato oltre 150 miliardi di dollari di plusvalenze (mark-to-market) sull’oro. Da un lato, gli Stati Uniti non hanno potuto toccare quelle riserve; dall’altro, il prezzo dell’oro è salito per i timori che il Tesoro americano potesse impadronirsi dei Treasury stranieri. La Russia ha così tratto un notevole profitto, dimostrando la funzione difensiva dell’oro.

I dati confermano la tesi: secondo Kitco News, al primo agosto la Banca centrale russa deteneva circa 73,2 milioni di once d’oro. Calcolando un prezzo di circa 1.900 dollari/oncia a inizio 2022 e circa 4.160 dollari/oncia oggi, il valore delle riserve è aumentato di circa 165 miliardi di dollari. L'oro ha toccato il massimo storico di 5.589,38 dollari/oncia il 28 gennaio, e giovedì scambiava vicino a 4.158 dollari. Il prezzo attuale resta superiore a quello di un anno fa (circa 3.866 dollari). Rickards non si aspetta che la Banca centrale spinga i prezzi a nuovi massimi, ma prevede che la sua domanda impedirà bruschi ribassi. Afferma che la domanda delle banche centrali non genera rally esplosivi, ma crea un solido supporto. Lo definisce uno scenario di rischio asimmetrico: il rischio ribasso è limitato, perché le banche centrali continuano a comprare. Attenzione però: bisogna davvero possedere l’oro. Chi ha future sull’oro, contratti non allocati, opzioni od ETF, possiede solo un contratto, non l’oro fisico.

5. I dati sull’inflazione sono più morbidi, ma non è una vera tregua


A Wall Street sono arrivate buone notizie questa settimana. Il PCE core, l’indicatore d’inflazione preferito dalla Fed, è salito dello 0,2% in agosto e del 3,0% su base annua, meno del 3,3% atteso dagli economisti. Secondo il CME FedWatch, la probabilità di un nuovo rialzo dei tassi a ottobre è scesa dal 70,9% di una settimana fa al 25% di mercoledì. Rickards prevede che la Fed rimarrà ferma nella riunione del 27-28 ottobre. Sul meeting di dicembre resta più cauto e pensa che un rialzo sia possibile.

Ma Rickards non ritiene che l’inflazione sia stata sconfitta. Sostiene che se l’inflazione scende dal 3,7% al 3,4%, il “New York Times” titolerà che l’inflazione è calata, ma i prezzi non sono scesi. Significa semplicemente che aumentano più lentamente, restando comunque ben sopra i livelli precedenti al 2022, quando l’inflazione annuale aveva toccato il 9,1% secondo il Bureau of Labor Statistics.

Conclusione: il vero rischio non è il default, ma l’erosione lenta del potere d’acquisto del dollaro


Ricollegando i vari punti della logica di Rickards, si identifica una catena chiara: il debito statunitense supera 40 trilioni di dollari, gli interessi annuali circa 1 trilione, e con il Treasury a 10 anni al 5,34%, i costi di rifinanziamento possono solo aumentare. Ripagare il debito o ridurre drasticamente le spese è politicamente ed economicamente quasi impossibile, perciò l’inflazione si conferma la via più realistica. Il costo non assumerà la forma improvvisa di “default”, ma risulterà in un graduale declino del potere d’acquisto del dollaro, colpendo chi detiene liquidità, redditi fissi e pensionati. Il caso delle riserve russe mostra il ruolo unico dell’oro in un mondo di sanzioni e finanziarizzazione dei conflitti; gli acquisti delle banche centrali possono stabilire un floor per il prezzo. Per Rickards, il punto non è prevedere un rialzo o un taglio dei tassi, ma ricordare: il debito non sparirà, si limiterà a cambiare valore. L’oro non promette ricchezze istantanee, ma nell’epoca in cui Washington potrebbe risolvere i debiti con l’inflazione, rappresenta uno strumento di difesa dei risparmiatori contro la svalutazione monetaria.

Fuso orario GMT+8 ore 11:09, quotazione spot dell’oro a 4.168,17 dollari/oncia.

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