Morgan Stanley avverte che il mercato azionario statunitense potrebbe scendere del 10% nel breve termine!
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Morgan Stanley
Andiamo ad analizzare il consueto rapporto settimanale di anticipazione di Morgan Stanley. Lo stratega Wilson ritiene che, sebbene l’S&P sia vicino al massimo storico, guardando solo all’indice è facile sottovalutare il ritracciamento subito dalle azioni statunitensi negli ultimi mesi. Secondo lui, il mercato azionario americano si trova ora in una tipica fase di correzione di metà ciclo.
Wilson sostiene che la flessione nel mercato azionario statunitense si sia verificata soprattutto a livello di singoli titoli e valutazioni. Dallo scorso giugno, oltre il 40% delle azioni dell’indice Russell 3000 ha registrato una perdita superiore al 20%. Dal punto di vista delle valutazioni, il rapporto prezzo/utili atteso dell’S&P si è ridotto fino a 19 volte, tornando al minimo registrato nel marzo di quest’anno durante le massime tensioni tra Stati Uniti e Iran.
Perché dunque l’indice in sé è sceso così poco? Ovviamente per gli utili aziendali. Sebbene nei mesi scorsi l’aumento dei tassi di interesse e le vendite nel settore dei semiconduttori abbiano ridotto le valutazioni di mercato, contemporaneamente le attese sugli utili di molte aziende sono state riviste al rialzo. Questi due fattori si sono praticamente compensati, evitando che l’S&P sperimentasse una discesa più marcata. Wilson sottolinea che il calo dei multipli unito al miglioramento degli utili rappresenta una tipica correzione all’interno di un mercato toro.
Anche la riunione FOMC della scorsa settimana non ha modificato il giudizio di Morgan Stanley sull’attuale fase di mercato.
Secondo Wilson, quest’ultimo rialzo dei tassi mostra che Walsh è disposto a rispettare il precedente impegno sul controllo dell’inflazione. Il mercato crede che la Fed stia agendo in anticipo proprio per prevenire ulteriori sconvolgimenti inflazionistici, riducendo così le preoccupazioni sul futuro dell’inflazione. Anche se i tassi a breve termine sono aumentati, i rendimenti sui titoli di Stato a lungo termine e i costi di finanziamento per le imprese potrebbero non crescere in modo significativo.
A confronto con il 2024, quando la Fed aveva tagliato i tassi senza ridurre realmente i costi di finanziamento a lungo termine, ora il rialzo potrebbe non generare un aumento significativo dei costi di finanziamento per le imprese, specie se contribuisce a ridurre le incertezze sull’inflazione a lungo termine.
Dunque Wilson ritiene che, anche se la Fed dovesse alzare i tassi ancora alcune volte nel prossimo anno, ciò non segnerebbe necessariamente la fine di questo mercato toro. Al contrario, un ulteriore irrigidimento del bilancio della Fed e delle condizioni di credito avrebbe un impatto maggiore sul mercato.
Questa settimana, Wilson conferma infatti il suo orientamento a favore delle grandi società di alta qualità. Nell’ultimo mese, i fattori di qualità come il flusso di cassa e l’efficienza operativa hanno continuato a ottenere rendimenti migliori, dimostrando che il mercato privilegia aziende solide e finanziariamente affidabili.
Se questa è in effetti una correzione nel mercato toro, gli utili riusciranno ancora a compensare i tassi di interesse elevati e a sostenere il trend rialzista?
Il team di strategia USA ritiene che, sebbene la redditività aziendale sia attualmente ancora sostenuta, le previsioni generali sugli utili hanno già raggiunto livelli piuttosto elevati, soprattutto nel settore dei semiconduttori. Gli utili riescono sì a sorreggere il mercato, ma la spinta per ulteriori revisioni al rialzo sta rallentando. Naturalmente, gli utili richiedono tempo per essere confermati, quindi li consideriamo un fattore di medio termine, mentre nel breve termine continueremo a vedere il prezzo del petrolio come un indicatore anticipatore chiave.
Se il prezzo del greggio continua a salire, innanzitutto aumenteranno le aspettative su inflazione e tassi di interesse, portando verso l’alto anche i rendimenti a lungo termine e comprimendo ulteriormente le valutazioni. Qualora il prezzo elevato del petrolio dovesse mantenersi per un lungo periodo, ciò influenzerebbe nel tempo i costi delle imprese e i consumi, con ricadute potenziali anche sugli utili aziendali.
Secondo Morgan Stanley, il target per l’S&P alla fine dell’anno resta fissato a 8000 punti, ma si precisa che, se nelle prossime tre-cinque settimane le condizioni finanziarie dovessero nuovamente inasprirsi o i prezzi dell’energia salire sensibilmente, l’indice potrebbe scendere fino a 7000-7100, ossia circa un 5-6% al di sotto dei livelli attuali. Secondo le statistiche di Morgan Stanley, prima e dopo le elezioni di medio termine l’S&P di solito corregge del 5-10%, mentre finora l’indice è sceso solo di circa il 2% dal massimo.
Il team USA non ha modificato neppure le previsioni per fine anno. Al momento il rischio complessivo di mercato sembra gestibile e anche la prossima stagione delle trimestrali potrebbe portare sorprese positive. Inoltre, negli ultimi tempi si aggiungono due piccoli catalizzatori: la distensione geopolitica e il settore AI consumer. L’AI consumer si riferisce al caso Meta, mentre sul piano geopolitico oggi continuano i contatti tra USA e Iran, con il prezzo del petrolio che è rientrato leggermente. Rispetto alle settimane precedenti, il mercato vede ora possibilità di una normalizzazione dei rischi geopolitici e di un miglioramento dell’offerta petrolifera, segno che le principali pressioni di breve termine non stanno ulteriormente peggiorando.
Per questo motivo siamo ancora abbastanza fiduciosi sull’andamento del mercato azionario USA da qui a fine anno e all’inizio del prossimo, con opportunità di guadagno che restano maggiori rispetto ai rischi. All’inizio di quest’anno avevamo fissato il target S&P per fine anno a 8200 punti, e attualmente crediamo ci siano ancora reali possibilità di raggiungere questo obiettivo.
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