Bridgewater Associates: la maggior parte delle negoziazioni sull’infrastruttura AI sono già state prezzate, deteniamo solo una “piccolissima posizione”
L’entusiasmo del Bridgewater Associates, uno dei maggiori hedge fund a livello globale, per il tema degli investimenti nell’infrastruttura AI sta diminuendo. Greg Jensen, Chief Investment Officer di Bridgewater, ha dichiarato che gran parte del potenziale rialzista delle operazioni legate all’infrastruttura AI è già stato prezzato dal mercato e che il fondo sta ora volgendo l’attenzione verso altre opportunità di investimento.
Secondo quanto riportato dal media tecnologico The Information, Jensen ha affermato senza mezzi termini: "Due anni fa era un ottimo affare, ma oggi il grosso è già stato prezzato." Ha rivelato che attualmente Bridgewater detiene solo "una posizione molto piccola" nell’area dell’infrastruttura AI e sta spostando il focus verso operazioni legate alla "disruption e applicazione" introdotte dall’AI. Questa presa di posizione segna un importante aggiustamento strategico nella logica degli investimenti AI del grande hedge fund.
Per il mercato, il cambio di postura di Bridgewater rappresenta un riferimento importante. Le azioni legate al concetto di infrastrutture AI – soprattutto della filiera di chip e data center – hanno precedentemente beneficiato della previsione di una domanda esplosiva di capacità di calcolo, con valutazioni in aumento continuo. Il segnale di riduzione delle posizioni da parte di Bridgewater suggerisce che questa logica d’investimento da “picks and shovels” (picconi e pale) ai livelli di valutazione attuali fatica ormai a offrire un rapporto rischio-rendimento sufficiente.
Modellazione fino al 2028, spazio di crescita limitato e rischi persistenti
Jensen ha rivelato che Bridgewater ha effettuato una modellizzazione sistematica sulle dimensioni della costruzione di data center globali e sul loro impatto per tutti i segmenti della catena di fornitura, estendendo la previsione fino al 2028, e ha già iniziato a costruire un modello previsionale per il 2029.
Ha sottolineato che gli asset “picks and shovels” dell’AI – di solito riferiti a chip e altre infrastrutture – hanno sì ancora un potenziale di crescita della domanda, ma devono anche confrontarsi con rischi concreti legati al finanziamento e ai ritardi nella costruzione.
Jensen mantiene una prospettiva cautamente ottimista sulla domanda al 2028, ma usa toni prudenti: “Riteniamo ancora che il mercato possa sottostimare leggermente le dimensioni reali delle costruzioni nel 2028, ma la differenza ormai è minima, e questa valutazione presuppone che non si verifichino grossi fattori di disturbo.”
Ciò significa che, anche se esistono margini di crescita, questi sono ormai molto limitati e dipendono fortemente dall’andamento favorevole sia a livello macro che operativo.
Secondo le fonti, l’aggiustamento delle posizioni di Bridgewater riflette la sua valutazione sul ciclo degli investimenti AI. Jensen ha dichiarato esplicitamente che attualmente il fondo è "più interessato a operazioni su disruption e applicazione dell’AI", ovvero sta passando dall’investire sull’espansione massiccia delle infrastrutture AI a concentrarsi sulle opportunità di disruption settoriale derivate dall’adozione e applicazione della tecnologia AI.
Questo cambio di logica rappresenta un segnale prospettico nel mondo degli investimenti: quando i rendimenti extra dagli investimenti infrastrutturali vengono gradualmente assorbiti dal mercato, il capitale tende a cercare la prossima narrazione non ancora pienamente prezzata – ossia quali settori verranno impattati dall’ampia diffusione dell’AI, oppure quali aziende saranno le prime a beneficiarne.
Secondo gli analisti, Bridgewater non è affatto uscita del tutto dagli investimenti legati all’AI, ma ha scelto di riequilibrare la propria struttura di portafoglio per rispondere al calo del rapporto qualità-prezzo dei temi infrastrutturali nelle attuali condizioni di valutazione.
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