La "blockchain di emissione" sta tornando di moda, ma questa volta è chiaramente diversa.
Alla fine, la blockchain potrebbe diventare solo una parte del back-end; ormai la tendenza è chiara.
Articolo di: Blockchain Knight
Negli ultimi anni, l'industria della blockchain è sempre stata alle prese con una questione irrisolta: creare prima la chain e poi cercare gli utenti, oppure partire dagli utenti e dal business, e solo dopo decidere se costruire una blockchain? Negli scorsi anni lo sviluppo ha quasi sempre seguito la prima strada.
Si lancia una nuova chain, si crea un fondo per l'ecosistema, si attirano sviluppatori, si offrono incentivi e airdrop, e poi si cercano modi per attrarre utenti. Questo modello negli ultimi anni è quasi diventato lo standard del settore.
Ma i problemi sono diventati sempre più evidenti: una chain può non avere utenti, vari progetti possono non generare ricavi, e dati tecnici anche eccellenti non garantiscono che qualcuno voglia davvero usarli. Gli esempi di questo tipo abbondano.
Robinhood, invece, con le sue recenti mosse offre una prospettiva diversa. Robinhood ha già una vasta base di utenti, un sistema di trading consolidato e flussi di capitale reali.
Lanciare la RH Chain su queste basi non significa costruire una catena per il gusto di farlo, ma trasferire gradualmente le attività e gli asset esistenti sulla blockchain.
Perciò, non segue la logica tradizionale delle public chain, cioè dallo sviluppo tecnico alla costruzione dell’ecosistema e poi all’attrazione degli utenti, ma fa il contrario: prima utenti e domanda di trading, poi la blockchain come nuova infrastruttura.
In altre parole, qui la blockchain non è il punto di partenza, ma il risultato. Allo stesso modo, anche Circle, gigante delle stablecoin, con Arc sta percorrendo una strada simile.
Secondo quanto annunciato da Circle, Arc prevede il lancio della mainnet il 16 settembre, proponendosi come una rete aperta per il mercato finanziario, focalizzata su stablecoin, pagamenti, regolamenti e finanza on-chain.
Per Circle, il problema più importante non è se qualcuno la conosce, ma come far sì che questi asset e i flussi finanziari possano operare su un'infrastruttura più adatta al business finanziario.
Di conseguenza, Arc non si limita a creare una ennesima Layer1 generica. Attualmente, Circle ha già annunciato che oltre 100 istituzioni e partecipanti dell’ecosistema faranno parte della struttura di sviluppo e validazione di Arc.
Robinhood ha tra le mani utenti investitori e scenari di trading, mentre Circle gestisce stablecoin, network di pagamenti e istituzioni finanziarie.
Le risorse delle due aziende sono diverse, ma le decisioni sono sempre più simili: quando utenti, capitali e business hanno già raggiunto una certa scala, la blockchain smette di essere solo un progetto tecnologico e può diventare una parte dell’infrastruttura di business.
In passato, le discussioni sull’industria blockchain si focalizzavano su TPS, costi del gas e interoperabilità tra chain, ma quando il business finanziario reale entra on-chain, le esigenze diventano più specifiche.
Le diverse attività hanno requisiti diversi in termini di velocità, costi, privacy, permessi e sicurezza. Una public chain generica può offrire capacità di base, ma non è sempre la soluzione ottimale per tutte le attività finanziarie.
In futuro, il mercato della blockchain probabilmente non sarà dominato solo da alcune super-chain, e difficilmente ogni progetto avrà bisogno di una propria chain.
È più probabile che una parte delle grandi reti continui a fungere da centri di liquidità e ecosistema aperto, mentre le aziende con molti utenti, asset o transazioni inizieranno a creare blockchain su misura per il proprio business.
In futuro, la blockchain sarà sempre meno vista come prodotto indipendente e agli utenti non importerà su quale chain stanno operando. Alla fine, la blockchain potrebbe diventare solo una parte del back-end, e la tendenza ormai è chiara.
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