Bitget App
Trade smarter
Acquista CryptoMercatiTradingFuturesEarnPlazaAltro
L'escalation della guerra in Medio Oriente coincide con la stagione degli utili dei giganti tecnologici! Dalla leva finanziaria in diminuzione in Corea del Sud al mercato ribassista dei semiconduttori di Philadelphia, il mercato attende che i giganti offrano “un ritorno quantificabile sugli investimenti in AI”

L'escalation della guerra in Medio Oriente coincide con la stagione degli utili dei giganti tecnologici! Dalla leva finanziaria in diminuzione in Corea del Sud al mercato ribassista dei semiconduttori di Philadelphia, il mercato attende che i giganti offrano “un ritorno quantificabile sugli investimenti in AI”

智通财经智通财经2026/07/20 00:41
Mostra l'originale
Per:智通财经

I mercati azionari globali, e più in generale i mercati finanziari mondiali, stanno affrontando un complesso test di stress su larga scala dovuto all’“intensificarsi significativo delle tensioni geopolitiche in Medio Oriente, al ritorno dell’inflazione energetica e al deleveraging del momentum legato al tema della potenza di calcolo AI”.

Nella settimana appena trascorsa, i mercati hanno subito forti oscillazioni e i trader sono stati quasi 24 ore su 24 a monitorare le notizie principali; i mercati finanziari globali sono stati particolarmente frenetici. L'acuirsi del conflitto mediorientale, che minaccia di peggiorare ulteriormente e fa impennare nuovamente i prezzi del petrolio, insieme al sell-off anomalo che ha colpito il “tema AI infrastrutture di calcolo”, finora apparentemente invincibile, hanno dominato l'andamento dei mercati azionari mondiali.

L’app di informazione finanziaria Zhìtōng Caijīng osserva che i mercati azionari globali, e più in generale i mercati finanziari internazionali, stanno affrontando un “super test di stress” con natura composita: escalation massiccia delle tensioni geopolitiche in Medio Oriente, ritorno dell’inflazione energetica e processo di deleverage sulle azioni legate all’AI e ai semiconduttori. L’indice Philadelphia Semiconductor è sceso di oltre il 20% rispetto ai massimi di giugno, entrando ufficialmente in “bear market”; il mercato sudcoreano, a causa del peso eccessivo dei produttori di memorie, degli ETF azionari leva singola ribilanciati quotidianamente e delle posizioni di margine retail molto concentrate, è diventato l’epicentro dell’inversione delle operazioni sulle infrastrutture di calcolo AI.

Dalla furia di deleverage sui chip a Seul fino a Wall Street che cerca “porti sicuri” tramite modelli quantitativi, ora i titoli che continuano ad avere robusti flussi di cassa, bilanci solidi e che per lungo tempo sono rimasti indietro rispetto al tema AI, stanno occupando la scena nel mercato azionario — per esempio Apple (AAPL.US), considerata “AI laggard” ma costantemente detentrice di enormi flussi di cassa, il cui titolo è balzato mentre il tema AI crollava, riconquistando lo scettro di azienda quotata a maggior capitalizzazione mondiale.

Recentemente il mercato azionario sudcoreano, noto come “barometro dell’AI power”, ha vissuto ripetuti circuit breaker sia al rialzo che al ribasso; l’indice Philadelphia Semiconductor è crollato di oltre il 20% rispetto ai massimi di giugno, in bear market tecnico. Lo scoppio delle exit sulle azioni AI e semiconduttori a livello globale, dovuto all’eccessiva leva e al sovraffollamento del posizionamento rialzista, sembra dirottare i flussi verso titoli di alta qualità, a bassa volatilità, con lauti flussi di cassa e fondamentali solidi, in netta differenza dalle Blue chips tech più performanti.

L'escalation della guerra in Medio Oriente coincide con la stagione degli utili dei giganti tecnologici! Dalla leva finanziaria in diminuzione in Corea del Sud al mercato ribassista dei semiconduttori di Philadelphia, il mercato attende che i giganti offrano “un ritorno quantificabile sugli investimenti in AI” image 0

Nella scorsa settimana, il principale benchmark azionario USA, lo S&P 500, ha chiuso in calo dell’1% venerdì e ha accumulato una discesa dell’1,5% nell’arco della settimana. Il Dow Jones Industrial Average è sceso dello 0,8% venerdì, con un calo settimanale dello 0,9%. Il Nasdaq Composite, barometro globale dei titoli tecnologici, ha segnato la perdita più marcata cedendo l’1,4% venerdì, con una perdita settimanale del 2,9%.

Questa settimana, con l’escalation della crisi geopolitica in Medio Oriente, l’indice Philadelphia Semiconductor in bear market e il mercato sudcoreano ancora in fase di forti deleverage, gli investitori affronteranno altre cinque sedute dall’agenda macro-finanziaria estremamente intensa.

Fra le principali vicende finanziarie globali, senza dubbio spicca la situazione in Medio Oriente. Massima attenzione anche alle trimestrali di due dei sette giganti tech USA noti come “Magnificent Seven” e maggiormente ponderati sull’S&P 500: Alphabet (GOOGL.US), holding di Google, e Tesla (TSLA.US) guidata dal magnate Musk, punto di riferimento in AI, veicoli elettrici e robotica, renderanno noto il loro bilancio dopo la chiusura di Wall Street mercoledì ora di New York. Sul fronte delle politiche delle banche centrali, arriverà la decisione sui tassi d’interesse della Banca Centrale Europea, con le attese che puntano sull’immobilismo.

L'escalation della guerra in Medio Oriente coincide con la stagione degli utili dei giganti tecnologici! Dalla leva finanziaria in diminuzione in Corea del Sud al mercato ribassista dei semiconduttori di Philadelphia, il mercato attende che i giganti offrano “un ritorno quantificabile sugli investimenti in AI” image 1

Inoltre, altre tre big tech statunitensi che ricoprono pure ruoli di prim’ordine nel settore dei chip, IBM (IBM.US), Intel (INTC.US) e Texas Instruments (TXN.US), presenteranno i risultati trimestrali questa settimana. Focus su GE Vernova (GEV.US) e Honeywell (HON.US), anch’esse al centro dell’attenzione per il tema dell’approvvigionamento elettrico ai data center AI — e le turbine a gas, attualmente in scarsissimo supply per i data center, sono un business chiave proprio di GE Vernova. Infine, AMD (AMD.US), secondo solo a Nvidia per la leadership dei chip AI, terrà la conferenza “Advancing AI” in cui la CEO Lisa Su potrebbe annunciare nuovi piani per la gamma AI GPU.

Con il traffico energetico nello Stretto di Hormuz nuovamente bloccato e il Brent tornato sopra i 90 dollari al barile durante la sessione asiatica di lunedì, aumentano sensibilmente i rischi di inflazione e tassi d’interesse; le trimestrali dei big dell’hi-tech che toccano l’intero spettro dei settori chiave (chip AI, CPU dei data center, chip industriali/analogici, applicazioni AI/modelli foundation AI, veicoli elettrici, robotica, alimentazione elettrica dei data center, cloud) — e soprattutto le loro guidance sul futuro — così come la “product lineup” e la keynote di Lisa Su all’Advancing AI di AMD, assumono un’importanza crescente.

Nel contesto di turbolenza geopolitica e forte correzione del tema AI, i risultati e le prospettive di Alphabet, Tesla, Intel, IBM, GE Vernova e Honeywell non sono più solo normali report trimestrali, ma rappresentano il vero “test” per capire se gli investimenti record in capitale per la potenza di calcolo AI producano effetti reali su fatturato, cash flow e ROI: saranno quindi il discrimine tra una fine del sell-off sulle azioni AI, l’estensione della rotazione nei titoli non AI e ricchi di flussi di cassa, o il diffondersi del ribasso a tutta la tecnologia fino a un bear market globale diffuso.

Cancellazione di 3.000 miliardi di dollari di capitalizzazione dei chip, petrolio di nuovo sopra i 90 dollari! Con l’escalation geopolitica, la “verità dei ricavi AI” diventa il nuovo riferimento per la valutazione delle big tech

Oltre alle pesanti Alphabet e Tesla delle “Magnificent Seven”, tra le trimestrali più seguite ci sarà quella di Intel, in uscita giovedì dopo la chiusura USA: sarà il termometro per la domanda potenziale di chip abbinata all’AI. Le trimestrali di storici colossi come GE Vernova e Honeywell daranno invece insight sulle condizioni della domanda nel settore industriale e sull’alimentazione dei data center AI.

Fondamentale anche il bilancio di IBM (IBM) atteso mercoledì. In precedenza una lettera dal tono pessimista dell’AD Arvind Krishna aveva scatenato forti vendite sul titolo.

Dall'altra parte, i report dei tre big delle telecomunicazioni USA — AT&T (T.US), T-Mobile (TMUS.US) e Verizon (VZ.US) — permetteranno agli investitori di valutare la domanda del settore telecom classico, soprattutto nel contesto dell’avanzata delle tecnologie satellitari, guidate da SpaceX (SPCX.US), che rischiano di erodere grosse fette di mercato agli operatori tradizionali. Queste trimestrali sono quindi da monitorare, anche per valutare le prospettive di ricavi di Starlink di SpaceX.

Il fitto calendario delle trimestrali farà da contraltare a dati macro economici relativamente tranquilli: S&P Global diffonderà questa settimana i primi dati PMI di luglio, utili a fornire una valutazione dello stato globale dell’economia a livello macro.

Per gli investitori in azioni, questi colossi tech devono produrre “ritorni sugli investimenti quantificabili e ottimistici”. Dal 22 giugno, il forte sell-off globale sui titoli chip ha eroso oltre 3.000 miliardi di dollari di valore, con buona parte dei capitali confluiti nelle Magnificent Seven statunitensi e in blue chip con fondamentali e bilanci solidi che, finora, erano rimaste indietro rispetto ai temi AI. Questa settimana sarà un banco di prova decisivo: tra i compratori protagonisti Apple e Tesla (con le trimestrali), tra i venditori la storica Intel (che presenterà i conti).

Come afferma Daniela Hathorn, Senior Analyst di Capital.com: “Gli investitori osserveranno con attenzione se i risultati di questi giganti tech saranno tali da giustificare le attuali valutazioni elevate e se la recente correzione si trasformerà in un aggiustamento più ampio o resterà solo una pausa temporanea del rally “AI-powered” dei titoli tecnologici globali”.

Nel primo trimestre 2026, le vendite globali di semiconduttori sono cresciute addirittura del 79% rispetto all’anno precedente, ben oltre il +38% del quarto trimestre 2025. BNP Paribas prospetta addirittura per il secondo trimestre un incremento pari al 132%.

Secondo il team BNP Paribas, la spesa in capitale dei cinque hyperscaler USA — Microsoft (MSFT.US), Alphabet (GOOGL.US), Amazon (AMZN.US), Meta (META.US) e Oracle (ORCL.US) — per i data center AI crescerà del 79% anno su anno a 644 miliardi nel 2026, e del 18% nel 2027 a 759 miliardi.

Ma come nota Jeff Buchbinder, Chief Equity Strategist di LPL Financial, la grande incognita che il mercato chiede sia risolta dai big tech: investire cifre così enormi sull’AI darà davvero ritorni concreti e ragionevoli? Spendere non basta più, gli investitori vogliono vedere risultati reali sui ricavi AI.

Buchbinder scrive: “Le frontiere dell’AI stanno entrando in una nuova fase: il mercato sta smettendo di prezzare le promesse, iniziando a prezzare la capacità di esecuzione e ricavo.” Buchbinder osserva che il recente sell-off sui semiconduttori suggerisce l’inizio di questo shift. “Gli investitori dovrebbero concentrarsi meno su chi spende di più nell’AI e più su chi otterrà ritorni ottimisti, quantificabili e duraturi da questi giga-investimenti.”

Nel complesso, il focus del mercato è passato da “premiare la scala degli investimenti” a valutare dati come il revenue incrementale dal cloud, i tassi di utilizzo AI, la pressione dei costi, il free cash flow e il rendimento unitario per unità di calcolo. Se Alphabet dimostrerà che i ricavi da AI Search e AI Cloud crescono abbastanza da compensare la crescente intensità di capitale AI, anche i flussi dai chip verso le Magnificent Seven e verso il settore tecnologico fortemente legato alle infrastrutture AI ne trarranno vantaggi; viceversa, qualsiasi taglio agli investimenti AI, minor ROI o peggioramento del cash flow potrebbero rappresentare segnali di un punto di svolta negativo nel ciclo d’investimento sull’infrastruttura di calcolo AI.

Il test sulle trimestrali coincide con lo shock petrolifero e la nuova crisi nello Stretto di Hormuz! “Stringere i flussi di cassa” diventa la strategia centrale d’investimento del momento?

Per quanto riguarda lo scenario geopolitico, che appare sempre più incandescente, dopo un primo fragile accordo tra USA e Iran che aveva retto circa un mese, i flussi di petrolio attraverso lo Stretto di Hormuz avevano ricominciato a recuperare rapidamente.

Goldman Sachs indica tuttavia che nell’ultima settimana questa tendenza si è invertita bruscamente, con la rottura del memorandum d’intesa e il cessate il fuoco surclassato da giorni di intense schermaglie tra truppe americane e iraniane; ora il traffico energetico nello stretto, a seguito di nuovi bombardamenti, si è nettamente ridotto.

Lu Ming Pang, Vicepresidente Ricerca per gas naturale e GNL di Rystad Energy, dichiara: “Il mercato pensava che dopo il memorandum USA-Iran del 17 giugno i flussi petroliferi si sarebbero normalizzati, ma ciò non è successo. L’ultima escalation riduce ancora le possibilità di un ripristino a breve.”

All’inizio della guerra, il flusso del petrolio attraverso lo stretto era crollato quasi a zero, poi tornato a 10 milioni di barili giorno ai primi di luglio. Secondo la squadra di strategist commodity di Goldman Sachs guidata da Daan Struyven, al 15 luglio i flussi sono tornati a solo 3-5 milioni di barili al giorno e potrebbero calare ancora. La situazione ora rischia di lasciare il mercato in deficit fino a 13,4 milioni di barili al giorno solo dal Golfo.

L’acuirsi delle tensioni in Medio Oriente fa quindi risalire fortemente le quotazioni del petrolio. Venerdì pomeriggio, il Brent è salito del 15% nella settimana tornando sopra quota 87,50, il WTI USA del 14% sopra gli 81 dollari; nella sessione asiatica di lunedì il Brent ha accelerato oltre i 90 dollari al barile.

L'escalation della guerra in Medio Oriente coincide con la stagione degli utili dei giganti tecnologici! Dalla leva finanziaria in diminuzione in Corea del Sud al mercato ribassista dei semiconduttori di Philadelphia, il mercato attende che i giganti offrano “un ritorno quantificabile sugli investimenti in AI” image 2

Lu Ming Pang di Rystad Energy aggiunge: “Man mano che si riduce la fiducia nella sicurezza dello Stretto di Hormuz, il mercato deve prendere sempre più sul serio la possibilità di stop prolungati nelle forniture.”

L’instabilità geopolitica globale crescente, l’inarrestata domanda degli investitori stranieri per il mercato azionario USA e la linea apparentemente più aggressiva della Fed hanno dato nuovo vigore all’indice del dollaro dall’inizio 2024.

Anche se il dollaro è già salito del 2,5% rispetto a un paniere di altre valute, Bank of America ritiene che ci sia ancora spazio per ulteriori rialzi nel secondo semestre 2026. Secondo il desk valute della banca, i tre principali fattori che spingono il dollaro sono: tensioni in Medio Oriente, febbre da investimenti AI e la prospettiva di tassi di interesse più elevati più a lungo.

In primo luogo, una guerra con l’Iran e la chiusura dello stretto manterrebbero la tensione geopolitica altissima e spingerebbero in alto il prezzo del petrolio in dollari. In secondo luogo, Bank of America scrive che il dollaro beneficerà della domanda in corsa degli investitori stranieri sul mercato azionario USA grazie al tema AI e più in generale al segmento tech.

Infine, Bank of America si distingue dal consenso: prevede infatti che la Fed farà tre rialzi da 25 punti base ciascuno entro il 2026, quando il mercato ne sconta solo uno. Un accumulo di rialzi da 75 punti base darebbe al biglietto verde un forte slancio positivo.

Secondo i dati quantitativi più recenti, il momentum del settore tecnologie/media/telecom è sceso dal massimo del 40%, quello degli high-beta basket del 33%; il Philadelphia Semiconductor Index è sceso del 10% in una settimana; leader come TSMC e ASML sono stati venduti nonostante ottimi dati, segno che la pressione sui prezzi nasce da positioning, leva e aspettative troppo alte, non dai fondamentali. Secondo il trading team Goldman Sachs il deleveraging è nella “late innings”, dal momento che l’ampiezza e intensità dei ribassi è ai livelli storici estremi; ma se i dati delle trimestrali non mostreranno ritorni AI quantificabili, o i big tech lanceranno segnali di “taglio spese/protezione cassa”, la liquidazione forzata degli ultimi portafogli affollati è ancora possibile.

Il cuore della stagione delle trimestrali tech globali sarà quindi il giudizio sulle due estremità della catena del valore AI: Alphabet e Tesla per la domanda, Intel per l’offerta e la produzione di chip; GE Vernova e Honeywell per l’evidenza incrociata su data center e settore reale.

Questo è il fondamento della logica sulla “finestra d’uscita estiva” sottolineata dal “più acuto strategist di Wall Street”, Michael Hartnett (Bank of America): il bull&bear index a 9,6 riflette una concentrazione eccessiva dei flussi tra tech ed emergenti, su ottimismo basato su quattro condizioni: atterraggio morbido, Fed ferma, spese AI stabili e assenza di shock politici. Hartnett vede nella media mobile a 200 giorni di circa 65$ sull’ETF Mag7 lo spartiacque per il risk-on: linea difesa = buy the dip, taglio spese AI senza nuovi massimi = downgrade delle attese AI e macro insieme, nessuna sector rotation a sostegno. Quindi, “da chip a Mag7” non è risk-off, ma il rischio si sposta dagli ordini di attrezzature ai rendimenti del capitale speso.

Il rischio geopolitico in Medio Oriente rende ancora più complicato il pressure test sui bilanci dei big tech. L’escalation Usa-Iran ha già rallentato il traffico nello stretto di Hormuz e spinto il Brent oltre 90 dollari; visto che lì passa il 20% dell’energia globale, una chiusura prolungata farebbe riesplodere l’inflazione energetica, comprimere i margini delle aziende e allungare la traiettoria dei tassi Fed. In questo quadro, la miglior lettura è non chiedere semplicemente se l’AI bull market è finito o se bisogna comprare ogni calo, ma attendersi una fase di volatilità superficiale sugli indici e dispersione interna elevatissima, con il prezzo dato ai free cash flow. Nel breve meglio ridurre l’esposizione a ETF leva azionari, opzioni call a breve scadenza e alto momentum dipendente solo da valutazioni, a favore di bilanci solidi, cash flow difensivi, energia e alcuni asset ciclici sottovalutati per coprire rischio petrolio e tassi.

I cinque segnali che determineranno il futuro del mercato saranno: guidance di capital expenditure Mag7, crescita dei ricavi da AI cloud, ordini e scorte di chip abbinati all’AI, volume di traffico reale nello Stretto di Hormuz, ed effettiva liquidazione delle posizioni a leva negli USA e in Corea. Le trimestrali sopra le attese offriranno solo rally temporanei; solo un ROI superiore alle attese sugli investimenti AI potrà rilanciare in modo duraturo il super trend sulle azioni AI.

0
0

Esclusione di responsabilità: il contenuto di questo articolo riflette esclusivamente l’opinione dell’autore e non rappresenta in alcun modo la piattaforma. Questo articolo non deve essere utilizzato come riferimento per prendere decisioni di investimento.

PoolX: Blocca per guadagnare
Almeno il 12% di APR. Sempre disponibile, ottieni sempre un airdrop.
Blocca ora!

Ti potrebbe interessare anche

I forti profitti non riescono a nascondere la perdita di utenti: la ripresa di Peloton (PTON.US) delude il mercato

Le prospettive di Peloton per la sua ripresa risultano deludenti.

智通财经2026/08/06 12:41
I forti profitti non riescono a nascondere la perdita di utenti: la ripresa di Peloton (PTON.US) delude il mercato

La domanda di AI non si è raffreddata: i ricavi di luglio di UMC (UMC.US) sono aumentati del 19%, confermando la diffusione delle catene di calcolo verso processi produttivi maturi

Mentre il settore globale dei semiconduttori subisce un forte ritracciamento a causa delle preoccupazioni per la leva finanziaria dei capitali e le valutazioni elevate, i più recenti dati sulle vendite mensili pubblicati dal colosso della produzione di wafer United Microelectronics offrono una dose di fiducia fondamentale agli investitori di Wall Street in preda al panico.

智通财经2026/08/06 11:51
La domanda di AI non si è raffreddata: i ricavi di luglio di UMC (UMC.US) sono aumentati del 19%, confermando la diffusione delle catene di calcolo verso processi produttivi maturi