Canaan accumula Bitcoin, andando controcorrente rispetto ai miner rivali che si affrettano a vendere
L’azienda di mining di Bitcoin Canaan ha incrementato le proprie riserve di asset digitali a livelli record nel mese di febbraio, segnalando una strategia di accumulo a lungo termine nonostante le condizioni di mercato sfavorevoli per i miner.
Nell’aggiornamento di mining non certificato di febbraio, pubblicato martedì, Canaan ha dichiarato di aver prodotto 86 Bitcoin (BTC) durante il mese, portando le proprie riserve totali a 1.793 BTC, un nuovo record per l’azienda.
Le riserve di Ether (ETH) di Canaan hanno anch’esse raggiunto un massimo storico di 3.952 ETH, con il valore complessivo del proprio tesoro di asset digitali pari a circa 128 milioni di dollari ai prezzi attuali.
Le azioni Canaan scambiate al Nasdaq (CAN) sono salite dell’1% nelle contrattazioni di martedì mattina. L’exchange-traded fund settoriale CoinShares Bitcoin Mining ETF (WMGI) è salito del 2,5%.
Il presidente e CEO Nangeng Zhang ha dichiarato che l’azienda resta concentrata su una strategia di lungo termine volta alla costruzione delle sue riserve di asset digitali.
“Manteniamo una prospettiva di lungo termine nella costruzione e gestione del nostro tesoro di asset digitali”, ha affermato Zhang.
Canaan ha inoltre ampliato le proprie operazioni di mining, raggiungendo una potenza di calcolo installata pari a 14,75 exahash al secondo (EH/s).
L’aggiornamento segue la recente espansione di Canaan negli Stati Uniti. A febbraio, l’azienda ha acquisito una partecipazione del 49% in tre progetti di mining di Bitcoin nel Texas occidentale per 39,75 milioni di dollari, una mossa destinata ad aumentare la propria capacità di mining in Nord America.
Si prevede che gli impianti in Texas rafforzeranno la presenza di Canaan in una delle principali regioni mondiali per il mining di Bitcoin.
I miner aumentano le vendite di Bitcoin mentre i margini si riducono
L’aggiornamento di Canaan arriva mentre i miner di Bitcoin vendono quote crescenti delle proprie riserve a fronte di condizioni di mercato in peggioramento.
La tendenza si è intensificata da ottobre, quando la maggiore criptovaluta per capitalizzazione di mercato ha toccato un picco di circa 126.000 dollari per poi perdere oltre la metà del valore, scendendo nell’area dei 60.000 dollari, comprimendo la redditività del mining.
Il calo ha aggravato quello che alcuni analisti definiscono il più difficile contesto di margini che il settore abbia mai vissuto, con costi operativi crescenti e prezzi BTC più bassi che pesano sui bilanci dei miner.
I dati del Miners Weekly di TheEnergyMag mostrano che le aziende di mining quotate in borsa hanno venduto oltre 15.000 BTC da ottobre. Il totale include diverse grandi transazioni, come la vendita di 4.451 BTC da parte di Cango a febbraio e il piano di Core Scientific di vendere fino a 2.500 BTC in questo trimestre.
Questo cambiamento segna un’inversione di tendenza rispetto a quanto osservato all’inizio del 2025, quando molti miner avevano adottato una sorta di strategia di tesoreria, scegliendo di mantenere una quota maggiore dei Bitcoin minati invece che venderli immediatamente.
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